Da che mi ricordi di quell’anno, terzo ed ultimo delle medie, ci sono alcune scene che posso estrapolare senza grande fatica, convinto che me le ricorderò fino alla morte.
Una di queste è ambientata all’uscita dello stadio di atletica in cui andavamo per fare educazione fisica, la mia classe e quella del Peroz insieme. Devo necessariamente premettere come il nostro fosse assolutamente refrattario ad ogni genere di sport, e quando scrivo refrattario non intendo incapace, ma abominevole o, se siete più tipi da referto medico, posso dire che vedere giocare il Peroz a pallavolo, calcetto, basket, bocce, volano, era come veder tentare di giocare un minorato psico-fisico affetto da un inguaribile morbo ancora sconosciuto in questo pianeta. Se gli arrivava una palla da volley, la respingeva allungandosi con le braccia per poi toccarla solo con la faccia, se doveva calciare una pallone si preparava rannicchiandosi su se stesso e poi alla fine lo colpiva con lo stinco senza mai, mai, mai, riuscire a dare una traiettoria lontanamente dritta. Potrei andare avanti a lungo, soprattutto col volano, ma ritorniamo all’aneddoto.
Finite le due ore di educazione fisica, abbiamo preso le nostre borse e ci siamo avviati a piedi verso la nostra scuola, distante circa 800 metri; era una splendida giornata di primavera inoltrata, un sole bello e lucido, assenza di vento ma non afa, un cielo terso e tanto piacere di stare all’aria aperta…quand’ecco che cominciano a sentirsi dei gridolini, dei versi asessuati, suoni poco comprensibili. Ricordo che ci girammo tuti quanti, incuriositi dall’origine di quel trambusto, e vedemmo questa scena: il Peroz ed una ragazza piuttosto robusta, quasi quasi obesa, si stavano menando. Sconvolgente. La ragazza stava vincendo. Sconvolgente!!! Il Peroz provava a sopraffarla con la tecnica dei calci sul culo e sui polpacci, ma inutilmente, in quanto non faceva che colpire le parti più grasse e quindi più protette, senza cagionare danno alcuno. Mentre lei invece, giù de schiaffoni, e ciaff, uno, calcetto inutile, ciaff un altro, calcio in culo, rimbalzo, ciaff! Il Peroz, rosso in viso per l’affanno e per gli schiaffoni, barcollava di fronte all’Ercole femminino ma non poteva certo cedere, soprattutto quando si accorse che noialtri facevamo da spettatori. Così decise di concentrare le sue energie in una sorta di colpo finale, prese una leggera rincorsa e gridando “kyaaayyy” a mo’ di Bruce Lee saltò producendo la controfigura di un calcio volante. Tralasciando la ridicola elevazione, il colpo non ebbe neanche un minimo risultato grazie all’inaspettata agilità della ragazza, la quale, dopo aver evitato il Peroz volante, gli piantò una mannaiata dritta e potente alla base del collo, ponendo fine allo scontro e decretando un netto vincitore ed una nettissima figura di merda. Dopodichè riprendemmo a camminare verso scuola.
Un’altra simpatica scena a cui assistii fu durante una partita a calcetto tra la mia classe e quella del Peroz; dette le mirabolanti capacità sportive del nostro, va aggiunta la specificazione del suo agonismo, che in linea generale può prescindere da un’abilità tecnica no?
No, nel suo caso, no. No perchè la sua sgraziata e avvilente coordinazione si traduceva in un agonismo spesso violento e molto lontano dal mostrare anche una flebile attinenza con il giuoco del calcio. Fatto sta che, ad un certo punto, un bel giorno, il Peroz decise di fermare un avversario in corsa verso la sua porta, così gli andò incontro (sempre correndo come un cartone animato) tese la gamba per intervenire e lo fermò. Semplice. Semplice come il volo che l’avversario fece sul cemento, quasi un tuffo, bello e dolorosissimo. Passarono circa cinque secondi di silenzio, tutti attoniti nel rielaborare il tackle appena visto, quello che in Sudamerica chiamano “El monco asesino”, traducibile in italiano come “La cianchetta handicappata”, semplicemente porre un arto inferiore tra le gambe di una persona che sta correndo con intenzioni prive di bontà. Il terribile errore di valutazione del Perozzo fu quello di non considerare a chi stava per commettere tentato omicidio, vale a dire, il ragazzetto più grosso, pompato e tosto della mia classe. Quest’ultimo, una volta riuscitosi ad alzare, diede un’occhiata al sangue che gli usciva dal ginocchio e poi si voltò verso il responsabile del fallo, rimanendo un istante immobile a fissarlo, dopodichè proruppe un acuto “ah pezzo de merdaa!!”; a passi lenti,ma inesorabili, il bestione si avvicinava sempre di più al Peroz, pronto a dargli la lezione della sua vita, una legnata di botte vendicative, quand’ecco che accadde ciò che salvò la vita di Perozzi Cerozzi: una puzza di merda improvvisa e dilagante.
Proprio come in un cartone animato, la paura costrinse il Peroz ad emettere scoregge che preannunciavano un’imminente cagata nelle mutande provocando l’ilarità generale nel campetto, tutti scoppiammo a ridere e miracolosamente il fetore irrorò magnanimità nell’animo del bestione ferito, che si limitò ad umiliare il Peroz invitandolo ingiuriosamente ad andare a pulirsi il deretano prima che ci ripensasse. Bye bye dignità, bentornata speranza di vita incolume.