LA GRANDE STORIA DEL PEROZ – CHAPTER SIX
Con il passare dei mesi e man mano che cominciavamo a conoscerci meglio tra noi della classe venivano a delinearsi i primi gruppetti, le prime simpatie, le prime antipatie e rivalità. Ed anche Perozzi potè godere di un rapporto privilegiato con un nostro compagno, tal Merdante, che divenne la sua nemesi più acerrima, un esclusivo compagno di odio. Il tutto facilmente spiegabile in quanto, dopo il Peroz o forse al suo pari, Merdante era lo zimbello della classe, seppure appartenente ad una categoria differente. Questi era infatti un ciccione maleodorante, brutto in maniera evidente, grezzo a tal punto da poter creare neologismi a piacimento, stupido come un uomo che entra in un caffè, era il classico inetto da macello. Chiaramente cattivo. Cattivo per via delle prese in giro che da sempre aveva subito, ma anche per una qualche strana sostanza che gli scorreva nelle vene, così da non pensare ad altro che rompere le palle al nostro, in maniera eccessivamente spregevole. E affermo questo pensando a, che so, le pisciate sulle ruote del motorino del Peroz o i furti dei giocattoli del fratellino che lui portava in classe sempre per risultare simptico per non so quale dinamica comica, scherzi che gli facevano gli altri ragazzi e a cui ho assistito, ma che definirei quasi innocenti. No, Merdante andava oltre, Merdante cercava di emergere nella considerazione che la classe in genere nutriva nei suoi riguardi umiliando Perozzi, con mezzi da guantanamo o giù di lì, torture psicologiche più che fisiche, in quanto il Peroz era l’unica persona con la quale potesse sperare di rifarsi per le angherie subite. Merdante, un ragazzo così idiota da essere convinto che la famosa opera latina si intitolasse “The Rerum Natura” o da presentarsi di fronte alle ragazze con una scatoletta di profumo che gli usciva dalla patta e piena del suo pene duro, dicendo “chi vuole uno spruzzo”; ebbene, questo individuo patologicamente arretrato, in certi momenti riusciva ad essere lucido e calcolatore come mai in altre occasioni.
Per esempio, durante una lezione, mi pare fosse il secondo o terzo anno, il Merdo richiamò bisbigliando l’attenzione del Peroz e gli mostrò un disegno da lui appena fatto sulle pagine del diario. Al che Perozzi, passati due secondi buoni a mirare l’opera artistica, si alzò di scatto in piedi, raggiunse velocemente il compagno e, mentre la prof stava ancora di spalle a spiegare alla lavagna, cominciò a tempestarlo di pugni in testa dando vita a suoni tribali che per qualche istante ci portarono con la mente all’ Africa. Ovviamente la scena scatenò ilarità, tifo e scommesse, fino a che l’insegnante non corse a dividerli ansimando e tremando per la foga dei colpi che cercava anch’essa di schivare. Arrivò persino ad evidenziare l’insanità mentale del Peroz, incrementando risate crudeli e posti da poltroncina all’inferno. Nessuno si chiese quale potesse essere stata, in concreto, la causa scatenante; solo dopo lo venimmo a sapere. Premessa: non so né come né perchè, ma avevano cominciato a circolare diverse voci tra noi della classe su come la storia tra i genitori del Peroz fosse giunta all’inevitabile quanto triste conclusione (qualche professore che sapeva, o qualche genitore, l’aveva detto al figlio che l’aveva confidato all’ amico, che l’aveva diffuso tra la moltitudine). Si narrava che l’evento che sancì la fine del loro matrimonio venne a realizzarsi una sera, o forse un pomeriggio, esattamente quando la madre del Peroz tornò a casa e trovò a letto suo marito con un’altra, presumibilmente colti nell’ atto del fottere.
Ecco, esaurita la premessa, ora si può capire di più la rabbia di Perozzi nel vedere, raffigurata su fogli a quadretti, la morte della sua infanzia. Merdante aveva disegnato una donna, che mentre guarda due omini da crash test che trombano, urla piangendo : “PEROZZI!!!”.
Ora, sinceramente, voi come avreste reagito??