no, così…pensavo..
non so, ma veramente a volte mi sembra che considerazioni del tutto normali permettano all’esterno di potermi etichettare in maniera…boh…che ne so…no, non avvilente,però…boh..degradante? mah,neanche..
comunque sia, prendi l’esempio X, lo conosci quel poco che basta per sviluppare un’idea sul soggetto X senza che questa diventi necessariamente totalizzante. diciamo, ecco, un’idea, un abbozzo prima della scultura, insomma, diciamo un blocco di marmo che sicuramente non ha tratti umani, ma che comincia ad assomigliare ad un ominide. beh, dicevo, tu ti fai quest’idea, sto schizzo, poi magari andando avanti e conoscendo sempre più cose sul soggetto X aggiungi pezzetti di puzzle cercando di vedere se riescono ad incastrarsi bene tra di loro, soprattutto con la consapevolezza che in maniera più o meno inconscia c’è già un grande disegno a cui vuoi arrivare con il puzzle completo, per cui ogni nuova valutazione è bagnata dalla sensazione che ogni nuovo passo confermi in tutto o in parte il percorso di valutazione che hai fatto fino a quel momento. quindi non sarai mai libero del tutto da preconcetti, è vero. uno deve solo cercare di rimanere quel minimo onesto per poter anche saper mettere in discussione il proprio schema rassicurante. tutto questo per dire cosa?? semplicemente che, nonostante tutta la soggettività di questo mondo, comunque sia ci sono e restano dei paletti, fragili quanto ti pare, ma ci sono. e qui entro in gioco io, il moralista e bacchettone. io? io?? IO!
magari bigotto…sì,sì…e poi mi azzitto, allora lascio fare, pensateci voi, io mi aqquieto qua, in un angolino, a guardare e pensare come sanno fare le tartarughe di terra. non devo neanche allungare il collo, uso l’olfatto per orientarmi, laddove il puzzichìo di bruciato già sentito innumerevoli volte mi rassicura. però poi, quando tutto va in vacca, e io l’osservo dal mio angolino mentre mastico una foglia di lattuga, mi verrebbe da dire ai coccodrilli “non osate proferire una parola, altrimenti diventereste un “me” ritardato”, sia nella tempistica d’accorgersi di cose basilari (i famosi paletti), sia nell’intelligenza di affrontare con lucidità pensieri difficili ed oscuri, senza scappare o voltarsi dall’altra parte.