LA GRANDE STORIA DEL PEROZ – CHAPTER FIVE

Teuz

Va detto che il Peroz stava attraversando un periodo veramente brutto, pesante, un momento difficile, il divorzio era fresco e di sicuro le scorie che portava con sé si facevano ancora sentire. In più la sua natura “eclettica” non passava certo inosservata tra i ragazzi della classe, incoraggiando così momenti di ilarità, diciamo prese per il culo non sempre leggere, quasi mai divertenti. Per il Peroz.
I ragazzini sanno essere crudeli, se si unisce tutto ciò anche alla claustrofobica esperienza dell’aula scolastica, beh, allora non ci si dovrebbe stupire che qualche volta si potesse trascendere e passare a dei confronti più fisici. Ecco, il Peroz era il catalizzatore di questi confronti fisici, questo prendersi a mazzate, molte volte senza volerlo, altre volte, invece, promuovendo egli stesso tale attività.
Ricordo una volta, fuori della palestra, in cui alcuni ragazzi cominciarono a turno a sballottarlo con delle piccole spallate, uno dopo l’altro, niente di doloroso per carità, ma sicuramente molto fastidioso; eppure il Peroz non reagiva, quasi accettava di buon grado l’esercizio ginnico, quindi i ragazzi continuarono allegramente a sbatacchiarlo fino a che, finalmente,  la loro voglia cominciò a scemare e così come avevano cominciato, uno dopo l’altro, smisero di sballonzolare il giovane. Prima erano quattro, eh eh eh eh, poi tre, eh eh eh, poi due, eh eh, poi CIOCK!!
Come un felino africano il Peroz attese il momento giusto per colpire, aspettò che a ronzargli intorno fosse solo un nazista e mentre questi andava di spalla ridendo a occhi chiusi per colpirlo, un pregevole colpo d’incontro a pugno serrato finì proprio sulla sua mascella creando un effetto sonoro da film di Bud Spencer e Terence Hill, CIOCK!!
Calò un profondo silenzio, tutti erano fermi e ammutoliti dalla scena, il Peroz aveva ancora il braccio teso e le dita contratte, la guancia del malcapitato paffutello ancora si muoveva con effetto gelatina. Foto da annuario scolastico.
Cio che faceva tenerezza era anche la miriade di tentativi di risultare simpatico agli altri, tentativi impacciati e surreali, come quando consegnava il compito in classe di matematica al professore e, uscendo per fare ricreazione, faceva scoppiare la bustina contenente la merendina esclamando “champagne!”. Il prof rideva sempre a queste scenette, ma quello che il Peroz non capì mai è che non appena lui usciva dall’ aula tutto soddisfatto per la trovata dello champagne, una penna rossa volava sul suo compito per scrivere un 4 e ½ automatico.


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